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riflessioni a voce alta

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Riflessioni a voce alta

Il dubbio amletico

Un giorno racconterò ai miei figli quanti significati possa assumere chiudere una porta. Può voler dire lasciarsi finalmente alle spalle qualcosa o semplicemente dirsi ‘arrivederci’ per un po’. Può significare lasciare dentro un mondo o portarlo fuori con se’. Racconterò di quell’attimo eterno e quel leggero senso di vuoto che avverto ogni volta che giro la chiave dell’ufficio consapevole che nessuno tornerà in quello spazio per un periodo: ciao schiamazzi, idee e vite. Sia chiaro, sono contentissimo all’idea di andare in vacanza ma mi tengo stretta questa sensazione di malinconia perché è quella che mi suggerisce che siamo sulla strada giusta. È un po’ come una persona che ti piace da morire: vorresti sempre stare con lei ma a volte è giusto e piacevolissimo anche staccare.

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Riflessioni a voce alta

Siamo quattro amici al bar

Essere dei buoni amici non è affatto facile. C’è chi riesce a esserlo senza nessuno sforzo, ha spesso un pensiero per te, c’è sempre e non solo nei momenti di difficoltà. Poi c’è chi lo è a tratti – e mi inserisco in questa categoria – che trova difficile farsi vivo con continuita’ ma cerca di farti capire che anche quando si dimentica di risponderti al telefono lui per te ci sarà sempre. Eh sì essere buoni amici non è facile. Resistere al tempo che passa, alle cose che cambiano, ai momenti no. Si discute ogni tanto, ci si incazza come bestie, poi basta una birra e tutto scorre via. Tranne l’amicizia, quella resta. Sempre uniti, insieme, cretini.

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Riflessioni a voce alta

Un branzino affamato

Questo sono io e questo è il mare. Ci amiamo da sempre e io non perdo mai occasione di vederlo da nuove angolazioni. Quando faccio kite sono avvolto dal suo abbraccio impetuoso e mi sento comunque libero di volare. Tanto lui sa che se mi allontano e’ solo per tornare. Poco importa se non sono un fenomeno, ho rischiato di essere mangiato da un branzino e bevuto 78 litri d’acqua. Conta solo sentirsi vivo.

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Riflessioni a voce alta

Il soprannome che ti calza

La crescita si porta dietro delle vittime illustri. Che brutto quando anche l’ultimo dei soprannomi dati agli amici del tuo gruppo sparisce per sempre. E così cancelli il diminutivo ‘Alex cagnaccio’ dal tuo cellulare e lo sostituisci con un anonimo Alessandro. Si perché si cresce e quindi torniamo alle origini: Luca, Alessio, David…un processo naturale dato che ormai abbiamo una nostra identità e ci distinguiamo a prescindere dal nome che portiamo.

Poi giri l’angolo distrattamente, attraversi la
strada a un ciclista che ti chiama ‘pirla’. E tu, ti senti di nuovo a casa.