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Riflessioni a voce alta

Lo stagista aspettato

Ogni tanto mi piace tornare a fare visita ai luoghi che mi hanno dato qualcosa. Questa casa di produzione multimediale e’ dove ho mosso i miei primi sghembi passi lavorativi. Mi ricordo quando ricevetti la chiamata, i primi progetti e parallelamente i primi cazziatoni, i collaboratori in stage con cui fare comunella e i primi professionisti da stimare, le nottate infinite trascorse a lavorare con passione per rispettare le scadenze. I primi amici, le rivalità e quel cartello che mi ero scritto da solo ‘sono un genio’ e che poi avevo appeso alla parete. Ero giovane e sbagliavo spesso ma ho capito tante cose, ad esempio che un giorno avrei voluto – e forse potuto – avere una mia realtà. Mi piaceva l’idea di creare mondi e dopo vederli che si popolavano di stimoli. Di quell’esperienza non solo ricordo tutto ma spesso ne rivedo alcuni tratti nelle strategie adottate per il mio business. Una cosa e’ cambiata e anche di tanto: all’epoca avevo fretta di emergere e dimostrare il mio
valore, adesso ho imparato cosa significhi avere ‘pazienza’. Ci sono due modi per raggiungere i tuoi sogni: un po’ a caso guidati dall’istinto oppure passo dopo passo. In quest’ultimo caso e’ tosta ma poi quanto è bello…

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Riflessioni a voce alta

Il soprannome che ti calza

La crescita si porta dietro delle vittime illustri. Che brutto quando anche l’ultimo dei soprannomi dati agli amici del tuo gruppo sparisce per sempre. E così cancelli il diminutivo ‘Alex cagnaccio’ dal tuo cellulare e lo sostituisci con un anonimo Alessandro. Si perché si cresce e quindi torniamo alle origini: Luca, Alessio, David…un processo naturale dato che ormai abbiamo una nostra identità e ci distinguiamo a prescindere dal nome che portiamo.

Poi giri l’angolo distrattamente, attraversi la
strada a un ciclista che ti chiama ‘pirla’. E tu, ti senti di nuovo a casa.

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Riflessioni a voce alta

Il gettone perduto

In pausa tra due riunioni prendo il solito caffè. All’improvviso in fondo al bar intravedo un vecchissimo e luccicante videogioco da Sala che mi chiama. Non resisto e preso dalla nostalgia compro un gettone e mi appresto al grande ritorno. Prendo lo sgabello, mi siedo e sento che il tempo si ferma mentre mi accingo a iniziare la partita a Puzzle Bubble.

La macchina mi mangia il gettone. Forse doveva andare così, avrei rischiato di sbiadire il ricordo. Invece, e’ stato tutto proprio come ai vecchi tempi.