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Riflessioni a voce alta

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Riflessioni a voce alta, Vita da imprenditori

Mi prendo e mi porto via

Il mio lavoro spesso mi mette di fronte a scelte davvero delicate. Ogni giorno, infatti, ci capita di dover prendere decisioni in merito alla strategia aziendale da adottare, ai clienti e ai progetti, alle risorse e ai fornitori, alle situazioni da valutare e/o sistemare. A volte sei stanco ma non ti puoi fermare lo stesso e così il carico di lavoro e le responsabilità diventano tante e difficili da sopportare tutte insieme. E tu che vorresti alzare la mano e dire ‘arimo’ in realtà vieni travolto da un fiume in piena di cose da fare e non ti resa che aggrapparti al salvagente oca. Avere un’idea e’ facile, svilupparla e crederci ogni giorno della tua vita lo è un po’ meno. E non è una questione di soldi ma, per citare un termine caro agli anni 2000, di resilienza. Per questo sostengo che imprenditori non si nasce, lo si diventa e poi se si è capaci, cocciuti e sognatori lo si rimane. E così quando non ho le forze mi appello a una cosa che questa bellissima avventura mi ha insegnato: me. Mi prendo e anche solo per cinque minuti mi porto via. Non importa dove andrò, quello che conta è chiudere gli occhi, prendere fiato e prepararsi a sognare più intensamente di prima.

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Riflessioni a voce alta

La soluzione in tasca

E anche oggi per il terzo anno consecutivo arrivano le ferie e chiudiamo l’ufficio. E io per il terzo anno consecutivo mi sento confuso e felice.
Anche se il nostro lavoro non smette mai e in qualche modo siamo tutti sempre connessi, rintracciabili e operativi sento comunque quella sensazione intensissima di pausa. Mai come quest’anno ho capito alcuni dei discorsi di grandi imprenditori: la capacità di tenere in equilibrio tutto, saper leggere le situazioni, avere sempre la soluzione in tasca. Ma paradossalmente la cosa più difficile di essere imprenditore non è quella di tenere sotto controllo tutto ma di impegnarsi a fare il contrario: lasciarlo andare.
Il mio ruolo richiede questo: farmi da parte. Non spetta a me infatti il compito di far sì che tutto proceda correttamente e che ogni progetto vada alla grande. In quello ci sono tante persone molto più brave e capaci di me. A me spetta la responsabilità di ‘tentare’.
Ho il compito di prendere la rincorsa e tuffarmi da uno scoglio alto 10 metri anche se fa paura. Di prendere e andare lontano perché c’è bisogno di idee. Di immaginare arredata e colorata una stanza vuota e bianca. Di ricordarmi che luce e buio sono il rovescio della stessa medaglia. Di pensare al futuro, nonostante il presente. E la responsabilità di spingermi un filo più in là fino a quasi sentire ansia, solitudine e paura di non farcela. Fino
a pensare di mollare o rischiare di sbagliare tutto. Senza capire se sono solo o semplicemente il primo.
E li trovare il senso di tutto. In quello spazio in cui sei abbracciato alla tua visione. E poi, dopo aver controllato che sia di loro gradimento, invitare anche gli altri a raggiungerti.
Perché non c’è sogno che valga la pena di essere vissuto se non è condiviso.

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Riflessioni a voce alta, Vita da imprenditori

Il modello da inseguire

Ho una paura fottuta di tutti quelli che non hanno modelli da seguire. Anzi, tre.
Ci vuole un idolo, quel personaggio inarrivabile che tu non potrai essere mai (ad esempio, il cantante o l’attore di talento, l’atleta da pallone d’oro, la ballerina Etoile di Parigi, …). Questa figura ha il compito di farti emozionare e gasare come se non ci fosse un domani. Per questa figura non proverai invidia ma solo tanto amore.
C’è poi bisogno di un guru. Il guru fa quello che fai tu ma ad altri livelli (l’imprenditore multimilionario, Lo chef in Televisione, …). Ha esperienza, e’ bravissimo, apprezzato da tutti. Il suo compito e’ quello di farti credere che tutto sia possibile, di spronarti a migliorare sempre. È quello che sogni di essere tu un giorno. Per questa figura proverai un po’ di sana invidia ma anche tanto rispetto.
Infine c’è il tuo esempio. Può essere in famiglia (Il papà, la mamma, il nonno) o fuori (il falegname che si sveglia all’alba, la mamma di 5 figli che non si lamenta mai, la persona che ha sconfitto una brutta malattia, …). Questa figura ha il compito di farti amare la vita, quella vera. Nonostante tutto. Per questa figura proverai sempre tenerezza e grande rispetto.
A volte queste figure coincidono. A volte, se sei bravo, tu diverrai il modello di qualcuno. Ecco quello a cui dobbiamo tendere, senza la presunzione di essere già tutto: trasformare poco alla volta la nostra vita in una strada da seguire.

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Riflessioni a voce alta

Il lavoro sullo scoglio

Oggi, seduto sugli scogli (perfetta metafora del mondo del lavoro attuale) ho guardato il mare e mi sono promesso di provare a fare una cosa difficilissima: anche se tutto evolve, non cambiare mai tre aspetti fondamentali del mio modo di vedere il lavoro:
1. Mai smettere di divertirsi. Anche se il gioco si fa duro e si parla solo di business bisogna sempre cercare di vivere le emozioni, seguire l’istinto e a volte sentirsi liberi di fare qualche cazzata.
2. Mai abbassare la qualità. Anche se l’azienda cresce, a volte si delega e tutto si complica, nei limiti del possibile bisogna provare a fare sempre il lavoro migliore possibile.
3. Mai smettere di credere nelle persone. Se smetti di sperare nel genere umano in realtà prima di tutto dubiti di te stesso. Il valore si nasconde ovunque e dobbiamo avere l’umiltà di cercarlo e riconoscerlo.
Infine ho pensato che non devi mai essere all’altezza del livello che hai appena raggiunto ma sempre un pelo sotto. Devi sentire quel sano stress che accompagna la crescita e a volte provare sulla tua pelle quanto è difficile fare cose per te nuove.
I pensieri negativi sono come una nave. Meglio non rimanerci ancorato.
I sogni sono come una mongolfiera.
Meglio rimanerci aggrappato.
E intanto mentre la mente vola un granchio mi punge una chiappa sugli scogli (seconda perfetta metafora del mondo del lavoro attuale)…

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Riflessioni a voce alta

La recensione negativa

“Sul posto nulla di dire. Nel senso che è meglio non dire nulla. Un po’ vuoto, con la polvere e quella tele con il volume alto che fa subito ospedale. Ma veniamo al cibo. Gli gnocchetti al pesto, considerati una specialità, sono in grado di uccidere la medusa immortale con un solo assaggio. Quando avvicini la forchetta alla bocca ti viene voglia di mancarla. Il secondo purtroppo non migliora la situazione…una bistecca che spacca. I denti. Ma veniamo al proprietario. Silenzioso, strano, con la faccia di chi non dorme da quando era nella pancia della mamma. Stravaccato e poco ospitale, più agitato di una Perrier che ha appena fatto bungee jumping. sembra la brutta copia di una brutta copia”.

Ecco come un estraneo recensirebbe la mia serata in casa su tripadvisor.

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Riflessioni a voce alta, Vita da imprenditori

La raccomandazione aspettata

Conquistare nuovi clienti e’ sempre difficilissimo.

Sacrifici, sudore, lacrime e mesi di tempo investiti per convincerli a darti una chance e per iniziare a lavorare insieme. Poi puntualmente quando vado a raccontare ai miei genitori del nuovo cliente acquisito scopro che il nostro referente e’ stato il loro migliore amico d’infanzia, hanno fatto una settimana in vacanza con il boss dell’azienda o ballato il tango con l’Amministratore Delegato.
Io non ho contatti. Aiuto i miei genitori a riallacciare i loro.

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Casa dolce casa

Microsoft House è la nuova sede di Microsoft Italia inaugurata a Milano pochi giorni fa. 

Si affianca alla Fondazione Feltrinelli e si tratta del primo edificio italiano progettato da Herzog & De Meuron. La sua peculiarità principale riguarda la proporzione tra i piani e gli spazi per i dipendenti e quelli aperti al pubblico che hanno la stessa rilevanza.

Cioè nessuna.

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L’edificio presenta 832 vetrate quasi tutte pulite e si sviluppa su sei piani. Il piano terra ospita lo Showroom, uno spazio pensato per il pubblico che può così rimbecillirsi sperimentando le nuove tecnologie Microsoft, giocando ai videogames e scroccando internet. Al primo piano si colloca il Microsoft Technology Center, un centro esperienziale che aiuta aziende, startup, e professionisti a capire che devono cambiare mestiere. L’obiettivo ambizioso per questo spazio dedicato all’innovazione è di aprirsi a 10.000 professionisti in un anno. E anche a uno che finge di esserlo.

La leggenda narra che se presenti la tua idea e questa è ritenuta intelligente e viene apprezzata sarai direttamente spedito (anche contro la tua volontà) ai piani superiori per parlarne più concretamente. Una sorta di piramide da scalare che conduce al successo.

Bene, io sono finito in cantina.

 

 

 

 

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Riflessioni a voce alta

La Parabola del pollo

Si vede lontano un miglio quando un posto nasconde un piccolo segreto o più semplicemente una storia tutta da scoprire. Giannasi 1967 è un bel viso segnato da una cicatrice: ha molto da dire.

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Il volto di Dorando Giannasi è quello coraggioso e volenteroso di un emigrato italiano che lascia il paese per trasferirsi in città in cerca di lavoro. E’ il lontano 1959 e così comincia “La parabola del pollo” che trasforma nel giro di 50 anni un piccolo chiosco in un punto di riferimento per gli abitanti di Porta Romana e per tutti coloro che grazie al passaparola arrivano da ogni parte della città per gustare un il suo pollo allo spiedo. Per molti infatti è semplicemente il più buono di tutta Milano: 24 ore di aromatizzazione con una miscela segreta di erbe, due ore di cottura nel forno a vista ed eccolo pronto.

Giannasi ovviamente nel tempo ha ampliato il proprio menu (è difficile trovare qualcosa che non sia ottimo), vanta 18 dipendenti ed è stato premiato nel 2010 con l’Ambrogino d’oro.

Io ogni volta che vado da Giannasi provo una tremenda acquolina quando aspetto il mio turno e un’emozione irrefrenabile quando addento il pollo. Dopo poco però quella sensazione paradisiaca lascia il posto all’incredulità perchè mi rendo conto che l’unto dalle mani non andrà mai più via.

Quando vado da Giannasi per i 6 mesi successivi non posso più leggere il giornale, stringere la mano o presentarmi a qualcuno, scrivere al pc o fare le parole crociate. Quando vado da Giannasi non posso più guidare.

Se mi metto una mano tra i capelli è come fare il bagno nella resina.

Però almeno non mi sento più un pollo, come quando da Giannasi mi assento per troppo.

 

 

 

 

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Riflessioni a voce alta

la scimmietta che si morde la coda

Ormai non le conto più, le volte che ci svalutiamo. Lo noto dappertutto, dal viso coperto dalle lacrime di chi pensa che non merita di essere amato, allo sguardo sfiduciato dell’imprenditore che non capisce quali pesci pigliare (d’altronde non è facile trovare quelli giusti in questo mare di squali) alla voce tremante del ragazzo che si presenta per un colloquio e non fa altro che mettere in mostra fin da subito tutte le sue paure e i limiti. E alla fine ti convince veramente di non fare al caso tuo, anche se eri partito con le migliori intenzioni. Eh si perchè quando non ci sentiamo giusti alla fine contagiamo anche gli altri con il beneficio del dubbio e ci troviamo dentro una profezia che costantemente si autoavvera confermando ogni nostra singola paura. Non a caso si dice che “se mangi le noccioline diventi scimmietta”.

E invece questo pessimismo cosmico che a volte ci percuote è la cosa più naturale al mondo perchè non sempre possiamo azzeccare ogni mossa, piacere a chiunque incontriamo, essere convincenti e brillanti.

A volte, facciamo semplicemente schifo.

p.s. questo articolo è stato scritto esclusivamente per sentirmi meglio e giustificare il fatto che oggi ho rigato accidentalmente con le chiavi tutto lo schermo del pc di un cliente e ora sto meditando di nascondermi  dentro Google per non farmi mai più trovare.

 

 

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Riflessioni a voce alta

La dodicesima stanza

La cosa più bella delle esperienze indimenticabili è che vai con un’idea ma non puoi mai prevedere come sarà veramente. Ieri sera desideravo con tutto me stesso vedere Ezio Bosso suonare dal vivo ma alla fine mi sono arreso: ho tenuto gli occhi chiusi tutto il tempo.

Ho chiuso gli occhi perchè volevo assaporare tutta l’essenza della sua musica senza contaminarla con mille distrazioni. Ho chiuso gli occhi per godere di ogni singola nota e dimenticarmi del frastuono, per concedermi un attimo tutto per me, connettermi con la mia anima e poter volare con la fantasia. Ho chiuso gli occhi per prendermi una pausa da tutto: dal tempo che scorre e ci rende schiavi, dalle paure e dagli stress che ci tormentano, dai troppi dubbi che ci attanagliano e dai ruoli che interpretiamo, dai sogni infranti e dagli imprevisti della vita. Mi sono connesso con il presente e mi sono concesso un attimo di pausa. Una pausa, prima di tutto, da me stesso.

Quando ho riaperto gli occhi il concerto era quasi finito e sul palco c’era lui, trafelato e stanco, che accarezzava ancora divinamente il piano (“Il suo fratellone”) e sembrava non volesse fermarsi mai. Si agitava, lottava e si contorceva in una lotta musicale continua tra la sofferenza e la vita. Un uomo che a sua volta aveva trovato nella musica un modo per prendersi una pausa dalla sua compagna di vita, la malattia, dai limiti che comporta, dal baratro in cui prova a risucchiarti, da quella “stanza molto buia in cui sei solo con te stesso”.

Un uomo che suona talmente bene il piano che la sua stessa malattia per un attimo gli concede quella pausa tanto meritata. E’ sempre vicino a lui ma non sul palco, si accomoda in prima fila e in completo silenzio lo ascolta. Si mette comoda, lo lascia finire prima di tornare a trovarlo. E lui per un attimo è libero di essere se stesso e così si concede anche il lusso di prendersi gioco di lei strappandole un sorriso quando confida che “i suoi titoli sono in inglese solo perchè è più chic e in italiano farebbero schifo”, “Chopin era talmente sfigato che si era fidanzato con l’unica donna fumatrice dell’epoca. E lui era ammalato di tubercolosi” o quando confida che “ci ha messo una sera a scrivere una sua sonata, poi però ha impiegato quasi due anni a imparare a suonarla”.

E tu lo ascolti e la malattia non la vedi più.

In qualche modo quando suona, anche la malattia fa sorridere Ezio Bosso. O, più semplicemente, riesce a fargli a malapena il solletico.

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Riflessioni a voce alta

La scusa perfetta

Dicono che le visite ai siti porno crollino sensibilmente durante i momenti di punta della vita di un appassionato di sport, ad esempio durante la proiezione di un match decisivo di campionato.

Ecco come rincuorare i rispettivi partner quando impugniamo il telecomando e ci prepariamo a vivere una domenica da perfetto italiano medio.

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Riflessioni a voce alta

Nulla capita per casa

Dopo 10 anni sono tornato nella casa in cui sono cresciuto ed è stato un viaggio tra ricordi, pensieri e profumi. Ho sentito il rumore dei vetri infranti quando giocavo a pallone nel cortiletto e le urla del portinaio che mi implorava di smettere. Ho percepito il suono delle ghiaia che si spostava quando mio papà tornava a casa in moto, l’acqua gelata della fontanella e la luce filtrata dal glicine. Ho sentito la porta d’ingresso cigolare e visto la mia stanza piena di giochi e poi le mie sorelle intente a ripetere a voce alta, suonare il piano o chiacchierare con le amiche. Mia mamma cucinare e dirmi 100 volte che era pronto e mi avrebbe spento la tv se non li avessi raggiunti a tavola. Ho scorto il mio gatto  che ci guardava come a dire ‘ma dove sono finito’. Per un attimo ci ho rivisto tutti insieme a fare colazione e parlare convinti che non saremmo cresciuti mai. Ho visto anche un nanetto saputello con la chioma bionda e mi sono detto: ma perché non la smetti di fare il capriccioso e ti godi quegli attimi?

Poi la porta si è chiusa e così i miei ricordi. E allora, come abbiamo fatto all’epoca con valigie e scatoloni, ho preso tutti e ci ho trasferiti di nuovo nel mio cuore.

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Riflessioni a voce alta, Vita da imprenditori

Come il primo giorno di scuola

Per me, tornare al lavoro dopo le vacanze di dicembre, ha sempre un sapore diverso. Si è appena concluso il bilancio e con l’anno nuovo ricomincia un po’ tutto: hai davanti a te 360 giorni per far crescere il business, raggiungere e possibilmente superare tutti gli obiettivi prefissati, affrontare sfide sempre più nuove e complesse, provare tutte le emozioni possibili. Hai tanti volti nuovi da conoscere, sfide da vincere e moltissime strade che non ti aspetteresti da provare. Non è una sfida semplice perchè se hai lavorato bene ogni anno la posta in palio è più alta. Si, è vero, parti con alcuni clienti acquisiti, tante idee e sogni già concretizzati e un team preparato e in cui riponi assoluta fiducia, ma è comunque tosta. Devi sempre metterti in gioco e partire con una convinzione: più cresci, meno sicurezze avrai.

Così, mentre ti prepari per il “tuo primo giorno di scuola” non ti resta che accettare, come sempre, che il tuo dna è quello: sei fatto per rischiare.

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Riflessioni a voce alta

Il tallone d’Achille

Sfacciato come solo un bambino di 5 anni può essere scattava come una furia, segnava a raffica e seminava tutti gli avversari con naturalezza: semplicemente infermabile!

Poi l’ho visto abbandonare il campo sul più bello e dirigersi verso sua mamma che era intenta a leggere su una panca: le stringhe delle scarpettte da calcio si erano sciolte e lui non sapeva nemmeno da che parte cominciare ad annodarle.

Forse non darà mai la giusta importanza alla cosa, ma sono stati 5 minuti fatali per la sua squadra che, senza il suo leader, ha subito un’indimenticabile rimonta.

Per me la lezione era già servita:

–  Anche chi ti sembra inarrivabile nasconde sempre una debolezza e ha un punto debole. Devi solo avere la pazienza di aspettare. C’è chi lo nasconde per un minuto, chi per una vita intera.

Ma esiste chi non lo nasconde affatto e poi torna spensierato a fare quello che ha sempre fatto: cambiare la storia delle proprie giornate…

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Il suono dell’amore

Inserito il cd in macchina, un mix crescenti di armonie e suoni ha conquistato la mia attenzione con impeto e travolgente passione. Ricordava l’amore. Alcune note mi hanno fatto sussultare subito, altre le ho apprezzate a poco a poco costringendomi con piacere a riascoltare più volte lo stesso pezzo. Tra le molte canzoni differenti che lo compongono alcune le amo, altre non sono il mio genere. Ma sono certo che a breve le apprezzerò lo stesso dato che ascoltare il cd tutto d’un fiato resta comunque un vero piacere. La vita mi ha insegnato che non devo ossessionarmi con la stessa canzone o presto mi stuferà. Allora saltello tra la “3” e la “5”, la “9” e la “11” e godo appieno del potere evocativo del suono. Mi lascio andare e canto a squarciagola. Proprio come quando sono innamorato.

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Una montagna da scalare

L’imprenditore è un sognatore ad occhi aperti che vede prima quello che non c’è. La sua caratteristica principale è perseverare, andare avanti e non mollare mai. Per il suo sogno è disposto a mettere in campo testa, anima e cuore, è disposto a fare mille sacrifici convinto che un giorno sarà ripagato di ogni sforzo. La sua è una lotta quotidiana tra presente e futuro, razionalità e creatività, sogno e realtà. A volte nel suo percorso si chiede “ma chi me lo fa fare?” e spesso è proprio grazie a questa domanda che trova la linfa per ripartire. L’imprenditore vive di idee e sogni, fare crescere qualcosa giorno dopo giorno è la sfida che lo motiva. Passo dopo passo, mattone dopo mattone, scalino dopo scalino. Fino ad arrivare là in alto dove l’aria è migliore e il panorama ti lascia senza fiato. L’imprenditore finalmente si concede una piccola pausa, issa la propria bandiera e respira. Si guarda intorno e gode un momento di vera gioia. Una felicità che dura una vita o forse un attimo. I suoi occhi poi si posano sulla montagna di fronte e tutto riparte. Perché ogni sogno più che un punto di arrivo è un punto di partenza…

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Lo stagista aspettato

Ogni tanto mi piace tornare a fare visita ai luoghi che mi hanno dato qualcosa. Questa casa di produzione multimediale e’ dove ho mosso i miei primi sghembi passi lavorativi. Mi ricordo quando ricevetti la chiamata, i primi progetti e parallelamente i primi cazziatoni, i collaboratori in stage con cui fare comunella e i primi professionisti da stimare, le nottate infinite trascorse a lavorare con passione per rispettare le scadenze. I primi amici, le rivalità e quel cartello che mi ero scritto da solo ‘sono un genio’ e che poi avevo appeso alla parete. Ero giovane e sbagliavo spesso ma ho capito tante cose, ad esempio che un giorno avrei voluto – e forse potuto – avere una mia realtà. Mi piaceva l’idea di creare mondi e dopo vederli che si popolavano di stimoli. Di quell’esperienza non solo ricordo tutto ma spesso ne rivedo alcuni tratti nelle strategie adottate per il mio business. Una cosa e’ cambiata e anche di tanto: all’epoca avevo fretta di emergere e dimostrare il mio
valore, adesso ho imparato cosa significhi avere ‘pazienza’. Ci sono due modi per raggiungere i tuoi sogni: un po’ a caso guidati dall’istinto oppure passo dopo passo. In quest’ultimo caso e’ tosta ma poi quanto è bello…

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Riflessioni a voce alta

Il dubbio amletico

Un giorno racconterò ai miei figli quanti significati possa assumere chiudere una porta. Può voler dire lasciarsi finalmente alle spalle qualcosa o semplicemente dirsi ‘arrivederci’ per un po’. Può significare lasciare dentro un mondo o portarlo fuori con se’. Racconterò di quell’attimo eterno e quel leggero senso di vuoto che avverto ogni volta che giro la chiave dell’ufficio consapevole che nessuno tornerà in quello spazio per un periodo: ciao schiamazzi, idee e vite. Sia chiaro, sono contentissimo all’idea di andare in vacanza ma mi tengo stretta questa sensazione di malinconia perché è quella che mi suggerisce che siamo sulla strada giusta. È un po’ come una persona che ti piace da morire: vorresti sempre stare con lei ma a volte è giusto e piacevolissimo anche staccare.

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Riflessioni a voce alta

Siamo quattro amici al bar

Essere dei buoni amici non è affatto facile. C’è chi riesce a esserlo senza nessuno sforzo, ha spesso un pensiero per te, c’è sempre e non solo nei momenti di difficoltà. Poi c’è chi lo è a tratti – e mi inserisco in questa categoria – che trova difficile farsi vivo con continuita’ ma cerca di farti capire che anche quando si dimentica di risponderti al telefono lui per te ci sarà sempre. Eh sì essere buoni amici non è facile. Resistere al tempo che passa, alle cose che cambiano, ai momenti no. Si discute ogni tanto, ci si incazza come bestie, poi basta una birra e tutto scorre via. Tranne l’amicizia, quella resta. Sempre uniti, insieme, cretini.

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Un branzino affamato

Questo sono io e questo è il mare. Ci amiamo da sempre e io non perdo mai occasione di vederlo da nuove angolazioni. Quando faccio kite sono avvolto dal suo abbraccio impetuoso e mi sento comunque libero di volare. Tanto lui sa che se mi allontano e’ solo per tornare. Poco importa se non sono un fenomeno, ho rischiato di essere mangiato da un branzino e bevuto 78 litri d’acqua. Conta solo sentirsi vivo.

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Riflessioni a voce alta

Il soprannome che ti calza

La crescita si porta dietro delle vittime illustri. Che brutto quando anche l’ultimo dei soprannomi dati agli amici del tuo gruppo sparisce per sempre. E così cancelli il diminutivo ‘Alex cagnaccio’ dal tuo cellulare e lo sostituisci con un anonimo Alessandro. Si perché si cresce e quindi torniamo alle origini: Luca, Alessio, David…un processo naturale dato che ormai abbiamo una nostra identità e ci distinguiamo a prescindere dal nome che portiamo.

Poi giri l’angolo distrattamente, attraversi la
strada a un ciclista che ti chiama ‘pirla’. E tu, ti senti di nuovo a casa.

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Il gettone perduto

In pausa tra due riunioni prendo il solito caffè. All’improvviso in fondo al bar intravedo un vecchissimo e luccicante videogioco da Sala che mi chiama. Non resisto e preso dalla nostalgia compro un gettone e mi appresto al grande ritorno. Prendo lo sgabello, mi siedo e sento che il tempo si ferma mentre mi accingo a iniziare la partita a Puzzle Bubble.

La macchina mi mangia il gettone. Forse doveva andare così, avrei rischiato di sbiadire il ricordo. Invece, e’ stato tutto proprio come ai vecchi tempi.

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Riflessioni a voce alta

Qualcosa di audace

Arrivi a casa stanco e trafelato, decidi così di impegnarti il tempo facendo qualcosa di rilassante per non pensare alle fatiche della giornata. Scegli qualcosa di splendido che ti possa riconciliare con il mondo intero e regalarti una visione meravigliosa di questa galassia. Qualcosa di audace, coraggioso, senza tempo.

Vai a letto.

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Cosa ho capito della Danimarca

Non è fredda. Ma se esci con sciarpa, guanti, tuta da sci e naso carota e’ meglio.

Non è cara. Ma se prima rapini una banca poi te la cavi.

C’è più legno in ogni singola casa che nella foresta di Crooked.

La sirenetta – eretta a simbolo della città – in realtà è un popcorn da gustare con la lente d’ingrandimento.

I danesi hanno un lego smisurato.

I tetti delle case sono alti come i nostri pavimenti.

I bambini sono tutti uguali a me. E anche le signore.

In Danimarca non c’è il buio. Ci sono le tenebre.

Gli aerei non decollano accendendo i motori. Ma con il vento.

C’è un silenzio incredibile. Poi scopri che sono tutti spirati.

Le biciclette non seguono la pista ciclabile. Seguono te.

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Riflessioni a voce alta

Un sogno da smontare

Ci ho messo un po’ a maturare questo pensiero ma oggi c’era lo sciopero generale e quando cammino parecchio la mia testa si popola di riflessioni, raramente intelligenti. Esiste solo una tipologia di persone che mi fa molta più paura di chi vive in assenza di sogni, chi vive per smontare quelli degli altri. Ecco a quest’ultima categoria auguro si realizzi uno dei miei sogni: che si sveglino nel letto abbracciati a una scimmia di montagna.

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Riflessioni a voce alta

Il libretto di istruzioni

Lungo il percorso incontro tantissime persone che cercano un metodo per padroneggiare la vita. Leggono libri per capire come piacere agli altri, essere leader, fare innamorare lei. Io penso invece che il bello delle cose più importanti sia proprio che non esistono istruzioni per ottenerle. E così quando ce la fai impari a volerti un po’ più bene.

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Riflessioni a voce alta

Paura di essere felici

In tanti hanno paura di essere felici e così si costruiscono mille motivi per non esserlo. Trasformano piccoli problemi in drammi insormontabili, fanno loro tutte le sofferenze altrui, mettono da parte i loro sogni e poi si lamentano perché non li hanno realizzati. Io li capisco, perché tante volte anche io sono preso dalla paura di vivere. Mille domande, pensieri, paure e situazioni nella mente. Così quando incontro qualcuno che dichiara pubblicamente di essere una persona felice lo osservo e mi domando se sia vero. Poi mi chiedo come sia riuscito a trasformare quelli che per la gente normale sono attimi, in giorni, settimane, anni. In una vita intera.

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Riflessioni a voce alta

Rompere il ghiaccio

L’ironia è una delle cose più potenti che conosco. Ti aiuta a rompere il ghiaccio, a sdrammatizzare, a levarti dall’impiccio in certe situazioni. Sa rivelarsi la spinta che ti porta a superare gli ostacoli più duri e al tempo stesso rappresenta il modo perfetto per amplificare certi momenti e lasciarsi andare. Per questo mi ricordo tutte le volte che ho riso a crepapelle e paradossalmente anche quelli in cui ho pianto e basta. Si perché io la vedo così: l’ironia è una forma di intelligenza e sensibilità. Chi sa ridere conosce anche il trucco per piangere.

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Riflessioni a voce alta

Porte che si aprono

Anche oggi sono rimasto sorpreso dal mio lavoro. Poteva rivelarsi una giornata come tante e invece aprendoti con le persone puoi accedere a mondi inaspettati. E così terminata una riunione un signore di altri tempi ci ha mostrato alcuni tra i più belli appartamenti di Milano e oltre alla porta d’ingresso ci ha aperto anche il cuore. Incredibile come gentilezza e curiosità si rivelino spesso la chiave che spalanca tutti i portoni.

 

 

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Riflessioni a voce alta

Sentirsi in pace

Una delle sensazioni più futili ma anche gratificanti della vita e’ quel momento in cui ti metti un capo addosso, ti guardi allo specchio e ti senti a tuo agio. Se ti senti a posto con quello che indossi infatti poi ti sentirai bene anche in tutte le situazioni e tra gli altri. E una persona che si vede che è in pace con se stessa può cambiare la vita anche di chi gli sta intorno.

Detto questo, questa mattina sono uscito di casa con due calzini di colore diverso.

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Riflessioni a voce alta

Quando cresci

Quando cresci uno dei pensieri più spontanei che fai riguarda i tuoi genitori. A un certo punto ti rendi conto dei sacrifici che hanno fatto e nella tua testa sogni di poter restituire loro qualcosa. Pensi che un giorno, se sarai ricco, magari gli regalerai una bella casetta o non so. Poi il tempo passa e capisci che ha più possibilità un bruco di imparare lo swahili che tu di fare carriera e allora ti ingegni in altro modo. E così da qualche tempo regalo ai miei genitori delle esperienze da vivere: domani andranno vestiti di tutto punto al Blue Note per un concerto. Lo so che è una cosa da niente ma sono stranamente eccitato perché mi piace l’idea di saperli li, a vivere qualcosa di diverso e spendere bene due ore della loro vita.

Ci sono tanti modi di sdebitarsi ma forse il tempo e’ il bene più prezioso che possiamo concederci.

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Riflessioni a voce alta

Spaccare il mondo

Nella nostra crescita professionale e umana ci sono ruoli che amiamo indagare di più. A me, ad esempio, intriga quello di motivatore. Penso sia infatti molto importante trovare il modo di usare le parole per tirare fuori il meglio da se stessi o da altre persone. Un discorso giusto fa tutta la differenza del mondo: dallo sport, al lavoro, all’amore. In molti invece si vergognano ad aprirsi con gli altri, mentre io penso che fare capire implicitamente a qualcuno che ha il potenziale per spaccare il mondo sia una delle forme di rispetto più audaci che possediamo.

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Riflessioni a voce alta

Questione di psiche

Uno degli aspetti più tosti del mio lavoro riguarda la grossa componente psicologica. Devi fare sempre attenzione a quello che dici, quello che pensi e quello che fai. Una frase, un gesto o una scelta possono ferire, compromettere o incasinare anche il più bello dei rapporti, a prescindere che si tratti di un cliente, un fornitore o un collaboratore. Eh si perchè è un lavoro fatto di relazioni. Ma forse è proprio questo che mi spinge ogni giorno a crederci sempre di più, non ho a che fare con fantocci senza cuore ma con persone. E quindi con vite.