20374234_10154651618241811_4425951681418742460_n

E anche oggi per il terzo anno consecutivo arrivano le ferie e chiudiamo l’ufficio. E io per il terzo anno consecutivo mi sento confuso e felice.
Anche se il nostro lavoro non smette mai e in qualche modo siamo tutti sempre connessi, rintracciabili e operativi sento comunque quella sensazione intensissima di pausa. Mai come quest’anno ho capito alcuni dei discorsi di grandi imprenditori: la capacità di tenere in equilibrio tutto, saper leggere le situazioni, avere sempre la soluzione in tasca. Ma paradossalmente la cosa più difficile di essere imprenditore non è quella di tenere sotto controllo tutto ma di impegnarsi a fare il contrario: lasciarlo andare.
Il mio ruolo richiede questo: farmi da parte. Non spetta a me infatti il compito di far sì che tutto proceda correttamente e che ogni progetto vada alla grande. In quello ci sono tante persone molto più brave e capaci di me. A me spetta la responsabilità di ‘tentare’.
Ho il compito di prendere la rincorsa e tuffarmi da uno scoglio alto 10 metri anche se fa paura. Di prendere e andare lontano perché c’è bisogno di idee. Di immaginare arredata e colorata una stanza vuota e bianca. Di ricordarmi che luce e buio sono il rovescio della stessa medaglia. Di pensare al futuro, nonostante il presente. E la responsabilità di spingermi un filo più in là fino a quasi sentire ansia, solitudine e paura di non farcela. Fino
a pensare di mollare o rischiare di sbagliare tutto. Senza capire se sono solo o semplicemente il primo.
E li trovare il senso di tutto. In quello spazio in cui sei abbracciato alla tua visione. E poi, dopo aver controllato che sia di loro gradimento, invitare anche gli altri a raggiungerti.
Perché non c’è sogno che valga la pena di essere vissuto se non è condiviso.