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Si vede lontano un miglio quando un posto nasconde un piccolo segreto o più semplicemente una storia tutta da scoprire. Giannasi 1967 è un bel viso segnato da una cicatrice: ha molto da dire.

Giannasi_milano_pollo_ristorante_1©Fb_Giannasi-1967-Milano-Porta-Romana

Il volto di Dorando Giannasi è quello coraggioso e volenteroso di un emigrato italiano che lascia il paese per trasferirsi in città in cerca di lavoro. E’ il lontano 1959 e così comincia “La parabola del pollo” che trasforma nel giro di 50 anni un piccolo chiosco in un punto di riferimento per gli abitanti di Porta Romana e per tutti coloro che grazie al passaparola arrivano da ogni parte della città per gustare un il suo pollo allo spiedo. Per molti infatti è semplicemente il più buono di tutta Milano: 24 ore di aromatizzazione con una miscela segreta di erbe, due ore di cottura nel forno a vista ed eccolo pronto.

Giannasi ovviamente nel tempo ha ampliato il proprio menu (è difficile trovare qualcosa che non sia ottimo), vanta 18 dipendenti ed è stato premiato nel 2010 con l’Ambrogino d’oro.

Io ogni volta che vado da Giannasi provo una tremenda acquolina quando aspetto il mio turno e un’emozione irrefrenabile quando addento il pollo. Dopo poco però quella sensazione paradisiaca lascia il posto all’incredulità perchè mi rendo conto che l’unto dalle mani non andrà mai più via.

Quando vado da Giannasi per i 6 mesi successivi non posso più leggere il giornale, stringere la mano o presentarmi a qualcuno, scrivere al pc o fare le parole crociate. Quando vado da Giannasi non posso più guidare.

Se mi metto una mano tra i capelli è come fare il bagno nella resina.

Però almeno non mi sento più un pollo, come quando da Giannasi mi assento per troppo.