14021731_10153713487126811_4240460655978489497_n

Sono buono, generoso e onesto. Ho tutte le carte in regola per non fare carriera.

 
13466109_10156992854210375_5358256249508265889_n

Tutti i pensieri maturati in questo percorso di crescita tra amori, amicizie ed esperienze di vita. Perchè crescere è un duro lavoro!

21191948_10154731545651811_8067767495695856334_n
Brevi storie tristi, In Viaggio, Lezioni di vita

Cosa ho capito della Malesia

Il traffico a Kuala Lumpur e’ intasato come il naso dello yeti a Natale. Pure a piedi sei in coda. Tutti i posti si raggiungono solo in un modo: contromano. Le macchine non si sorpassano, si sovrappongono. I cartelli segnalano quando le curve non sono pericolose. Se sali su un autobus avrai dubbi su tutte le nazionalità presenti, per primo la tua. Il cielo e’ grigio pesto. Non sono i lampi che fanno da sfondo ai paesaggi ma viceversa. Piove solo quando esci tu. Non sono ascensori ma teletrasporti. Dall’alto tutto sembra più piccolo, tranne la tua dose di sfiga quotidiana. Tutto si ridimensiona tranne il tuo naso. Quello non è un grattacielo e’ la torre di Pisa. O forse e’ un jenga. Nelle piantagioni del the ci potresti passare le ore. Ma solo perche’ non intravedi più l’uscita. I laghi solo color nesquik. Nelle foreste ci sono meno animali che nel tuo terrario. C’è chi pota la foresta. Ci sono più fiori al vivaio. Attento non è una cascata ma uno che e’ andato al gabinetto. Attento o quella scimmietta ti mettera’ due euro nel portafogli. Quello non è un varano, e’ tua suocera. Qui i pavoni se la menano sempre senza un perché. I pappagalli ripetono solo le cose volgari tradotte nella lingua di chi le ascolta. Per vedere il fondo del mare non fare diving: prendi la barchetta. Tu non stai nuotando: sei il mangime per i pesci. Shark bay e’ sempre dove ti tuffi tu. Quando fai snorkeling i pesci colorati si nascondono tutti dietro la tua nuca. Non hai preso il Wi-Fi ma un granchio. In Malesia sono tutti gentili. Anche se spesso incontri un Velo di diffidenza.

20156052_10154626267161811_2882550326231513097_n
Riflessioni a voce alta, Vita da imprenditori

Mi prendo e mi porto via

Il mio lavoro spesso mi mette di fronte a scelte davvero delicate. Ogni giorno, infatti, ci capita di dover prendere decisioni in merito alla strategia aziendale da adottare, ai clienti e ai progetti, alle risorse e ai fornitori, alle situazioni da valutare e/o sistemare. A volte sei stanco ma non ti puoi fermare lo stesso e così il carico di lavoro e le responsabilità diventano tante e difficili da sopportare tutte insieme. E tu che vorresti alzare la mano e dire ‘arimo’ in realtà vieni travolto da un fiume in piena di cose da fare e non ti resa che aggrapparti al salvagente oca. Avere un’idea e’ facile, svilupparla e crederci ogni giorno della tua vita lo è un po’ meno. E non è una questione di soldi ma, per citare un termine caro agli anni 2000, di resilienza. Per questo sostengo che imprenditori non si nasce, lo si diventa e poi se si è capaci, cocciuti e sognatori lo si rimane. E così quando non ho le forze mi appello a una cosa che questa bellissima avventura mi ha insegnato: me. Mi prendo e anche solo per cinque minuti mi porto via. Non importa dove andrò, quello che conta è chiudere gli occhi, prendere fiato e prepararsi a sognare più intensamente di prima.

20374234_10154651618241811_4425951681418742460_n
Riflessioni a voce alta

La soluzione in tasca

E anche oggi per il terzo anno consecutivo arrivano le ferie e chiudiamo l’ufficio. E io per il terzo anno consecutivo mi sento confuso e felice.
Anche se il nostro lavoro non smette mai e in qualche modo siamo tutti sempre connessi, rintracciabili e operativi sento comunque quella sensazione intensissima di pausa. Mai come quest’anno ho capito alcuni dei discorsi di grandi imprenditori: la capacità di tenere in equilibrio tutto, saper leggere le situazioni, avere sempre la soluzione in tasca. Ma paradossalmente la cosa più difficile di essere imprenditore non è quella di tenere sotto controllo tutto ma di impegnarsi a fare il contrario: lasciarlo andare.
Il mio ruolo richiede questo: farmi da parte. Non spetta a me infatti il compito di far sì che tutto proceda correttamente e che ogni progetto vada alla grande. In quello ci sono tante persone molto più brave e capaci di me. A me spetta la responsabilità di ‘tentare’.
Ho il compito di prendere la rincorsa e tuffarmi da uno scoglio alto 10 metri anche se fa paura. Di prendere e andare lontano perché c’è bisogno di idee. Di immaginare arredata e colorata una stanza vuota e bianca. Di ricordarmi che luce e buio sono il rovescio della stessa medaglia. Di pensare al futuro, nonostante il presente. E la responsabilità di spingermi un filo più in là fino a quasi sentire ansia, solitudine e paura di non farcela. Fino
a pensare di mollare o rischiare di sbagliare tutto. Senza capire se sono solo o semplicemente il primo.
E li trovare il senso di tutto. In quello spazio in cui sei abbracciato alla tua visione. E poi, dopo aver controllato che sia di loro gradimento, invitare anche gli altri a raggiungerti.
Perché non c’è sogno che valga la pena di essere vissuto se non è condiviso.

21270789_10154741547911811_6319306952005710851_n
Riflessioni a voce alta, Vita da imprenditori

Il modello da inseguire

Ho una paura fottuta di tutti quelli che non hanno modelli da seguire. Anzi, tre.
Ci vuole un idolo, quel personaggio inarrivabile che tu non potrai essere mai (ad esempio, il cantante o l’attore di talento, l’atleta da pallone d’oro, la ballerina Etoile di Parigi, …). Questa figura ha il compito di farti emozionare e gasare come se non ci fosse un domani. Per questa figura non proverai invidia ma solo tanto amore.
C’è poi bisogno di un guru. Il guru fa quello che fai tu ma ad altri livelli (l’imprenditore multimilionario, Lo chef in Televisione, …). Ha esperienza, e’ bravissimo, apprezzato da tutti. Il suo compito e’ quello di farti credere che tutto sia possibile, di spronarti a migliorare sempre. È quello che sogni di essere tu un giorno. Per questa figura proverai un po’ di sana invidia ma anche tanto rispetto.
Infine c’è il tuo esempio. Può essere in famiglia (Il papà, la mamma, il nonno) o fuori (il falegname che si sveglia all’alba, la mamma di 5 figli che non si lamenta mai, la persona che ha sconfitto una brutta malattia, …). Questa figura ha il compito di farti amare la vita, quella vera. Nonostante tutto. Per questa figura proverai sempre tenerezza e grande rispetto.
A volte queste figure coincidono. A volte, se sei bravo, tu diverrai il modello di qualcuno. Ecco quello a cui dobbiamo tendere, senza la presunzione di essere già tutto: trasformare poco alla volta la nostra vita in una strada da seguire.

rainbow-1622730_960_720
Ispirazioni, Lezioni di vita

Connesso con la natura

Io lavoro nell’ambito digital eppure reputo che il web in parte ci stia rincoglionendo. Per le aziende fare marketing sul web e’ indispensabile ma noi invece siamo inutilmente sempre connessi e quindi tesi, agitati, spesso invidiosi di quello che vediamo. Da un po’ di tempo mi sono dato al digital detox e fuori dall’orario d’ufficio guardo pochissimo il cellulare. L’altro giorno, ad esempio, ho alzato gli occhi al cielo e sono stato sorpreso da un doppio arcobaleno. Ecco, un po’ ho tremato al pensiero di quante meraviglie ho perso per strada, quante parole non ho scambiato e quanti sguardi non ho incrociato perché ero lì che smanettavo al cellulare. Alla fine rifugiarsi nel ‘fare qualcosa’ e’ spesso un riparo sicuro ma non deve sostituire la nostra vita. Le storie più belle, i viaggi da sogno, le immagini piu’ incredibili non esistono per essere lette. Ma per essere scritte.

19510580_10154556236066811_7260436624926384407_n
Riflessioni a voce alta

Il lavoro sullo scoglio

Oggi, seduto sugli scogli (perfetta metafora del mondo del lavoro attuale) ho guardato il mare e mi sono promesso di provare a fare una cosa difficilissima: anche se tutto evolve, non cambiare mai tre aspetti fondamentali del mio modo di vedere il lavoro:
1. Mai smettere di divertirsi. Anche se il gioco si fa duro e si parla solo di business bisogna sempre cercare di vivere le emozioni, seguire l’istinto e a volte sentirsi liberi di fare qualche cazzata.
2. Mai abbassare la qualità. Anche se l’azienda cresce, a volte si delega e tutto si complica, nei limiti del possibile bisogna provare a fare sempre il lavoro migliore possibile.
3. Mai smettere di credere nelle persone. Se smetti di sperare nel genere umano in realtà prima di tutto dubiti di te stesso. Il valore si nasconde ovunque e dobbiamo avere l’umiltà di cercarlo e riconoscerlo.
Infine ho pensato che non devi mai essere all’altezza del livello che hai appena raggiunto ma sempre un pelo sotto. Devi sentire quel sano stress che accompagna la crescita e a volte provare sulla tua pelle quanto è difficile fare cose per te nuove.
I pensieri negativi sono come una nave. Meglio non rimanerci ancorato.
I sogni sono come una mongolfiera.
Meglio rimanerci aggrappato.
E intanto mentre la mente vola un granchio mi punge una chiappa sugli scogli (seconda perfetta metafora del mondo del lavoro attuale)…

13528761_10153592925051811_2700215543536787829_n
Riflessioni a voce alta

La recensione negativa

“Sul posto nulla di dire. Nel senso che è meglio non dire nulla. Un po’ vuoto, con la polvere e quella tele con il volume alto che fa subito ospedale. Ma veniamo al cibo. Gli gnocchetti al pesto, considerati una specialità, sono in grado di uccidere la medusa immortale con un solo assaggio. Quando avvicini la forchetta alla bocca ti viene voglia di mancarla. Il secondo purtroppo non migliora la situazione…una bistecca che spacca. I denti. Ma veniamo al proprietario. Silenzioso, strano, con la faccia di chi non dorme da quando era nella pancia della mamma. Stravaccato e poco ospitale, più agitato di una Perrier che ha appena fatto bungee jumping. sembra la brutta copia di una brutta copia”.

Ecco come un estraneo recensirebbe la mia serata in casa su tripadvisor.

16641021_1265182286909125_5551236933564885891_n
Riflessioni a voce alta, Vita da imprenditori

La raccomandazione aspettata

Conquistare nuovi clienti e’ sempre difficilissimo.

Sacrifici, sudore, lacrime e mesi di tempo investiti per convincerli a darti una chance e per iniziare a lavorare insieme. Poi puntualmente quando vado a raccontare ai miei genitori del nuovo cliente acquisito scopro che il nostro referente e’ stato il loro migliore amico d’infanzia, hanno fatto una settimana in vacanza con il boss dell’azienda o ballato il tango con l’Amministratore Delegato.
Io non ho contatti. Aiuto i miei genitori a riallacciare i loro.

Albert-Einstein
Brevi storie tristi

Un’intelligenza relativa

Esattamente il 18 aprile di 62 anni fa moriva Albert Einstein.
Oggi sono girate sul web le foto scattate per la rivista Life del suo ufficio abbandonato in quell’ultimo fatidico giorno. Fa impressione vedere tutte le sue carte e pensare al suo genio che si esprimeva e lasciava il segno per sempre nelle nostre vite.

Per celebrare la sua grande intelligenza, nel giorno della sua dipartita, io ho messo per l’ennesima volta la mano sulla piastra per vedere se scottava. E scottava.

image
Brevi storie tristi

Un salto nel mondo del lavoro

Viviamo in un mondo difficile in cui dobbiamo fare tutti gli sforzi del mondo per avere un lavoro. Siamo abituati a farci forza, essere resilienti, non mollare mai. Ci rimbocchiamo le maniche ogni mattina con spirito di sacrificio e tanta forza di volontà.

Per poi scoprire che esiste Wally, un coniglio influencer con la faccia da pirla che fattura 300 volte più di tutti noi messi insieme.

17760092_1315379931889360_5641135426058401189_n
Brevi storie tristi, Vita da imprenditori

Un posto al Chiuso

 

Sono stato invitato a Torino per una consulenza con l’obiettivo di provare di persona due ristoranti: La Cabane e il Bastimento. Hanno riaperto da pochi giorni, dopo due mesi di chiusura, con una grande novità: adesso non c’è più un muro a dividerli ed è possibile mangiare ostriche, coquillages, pesce freschissimo in qualsiasi dei due ambienti.

17760097_1315391028554917_272413064938793282_n

Ieri sera mentre rileggevo la strategia che avrei proposto, ho visto le ultime foto pubblicate sui canali social e ho iniziato a sbavare come un Basset Hound. Al posto del pc ho caricato in macchina bavaglino, forchette, calice di vino e sono partito come una razza. Al posto delle indicazioni stradali vedevo dei plateaux royales e ho scambiato il casellante per un gambero. Poi, come resto, ho ricevuto mezza ostrica.

Avvolto in questo mare onirico di visioni sono arrivato finalmente a destinazione (due ore dopo), sono sceso dalla macchina e ho scoperto che il mio referente si era dimenticato un piccolo particolare: oggi era il giorno di chiusura.

Siamo finiti al bar dell’angolo a mangiare una piadina.

In ogni caso il pesce è freschissimo…

dicono.

17757439_1315380791889274_8077670720224130292_n17759738_1315380048556015_7267807909557194653_n17634884_1315379981889355_3641247038346738087_n17760092_1315379931889360_5641135426058401189_n

 

 

ehr-1476525_960_720
Lezioni di vita

La febbre di tutti i giorni della settimana

Cosa ho capito della febbre.

Dopo tre giorni che ce l’ho sono conciato come Leonardo di Caprio in The Revenant;

Con la febbre alta (37 e 1) non deliro.
Io sono Trump;

Io non sto a letto. È il letto che sta sopra di me.

Mi fa male anche l’osso di seppia;

Quello non è un colpo di tosse, e’ un detonatore;

Se supero i 37 e 2 si salvi chi può. Non il sottoscritto ovviamente.

Per la proprietà transitiva al lavoro vanno le mie lenzuola. Sono state meno a letto di me;

In camera, tra i germi, se guardi bene ci sono io;

Più brividi di me li prova solo il protagonista di un romanzo di Stephen King;

Il sole mi teme;

Io non sono ipocondriaco. Però ora torno a leggere i miei sintomi su internet.

window-1190117_960_720
Detto da altri, Vita da imprenditori

Una comunicazione fantasma

– Salve, stiamo cercando una realtà che si occupi della nostra comunicazione. Le piacerebbe essere nostro ospite il prossimo weekend così da conoscere con i suoi occhi la struttura?
– si perfetto, ma che tipo di comunicazione avete in mente?
– vorremmo cambiare il nostro posizionamento…
– perchè?
– dicono che siamo infestati dai fantasmi.

office-1516329_960_720
Vita da imprenditori

Non parlare con gli sconosciuti

In questo momento abbiamo due posizioni aperte e ci capita ogni giorno di incontrare profili nuovi e spesso anche molto interessanti. Rimaniamo però sconvolti quando durante la chiacchierata scopriamo che il candidato non ha guardato il nostro sito, i canali social, oppure non ha la minima idea dei progetti che abbiamo realizzato. Spesso la frase che ci sentiamo dire è “ho mandato tanti cv, non mi ricordo bene..”, come se poi prima del colloquio fosse impossibile trovare il tempo per studiare la realtà che ti troverai di fronte. Ecco, se posso dare un consiglio a questi ragazzi (che sono incredibilmente tantissimi) è quello di lamentarsi di meno e svegliarsi di più. Noi non ci sogneremmo mai di parlare con loro senza prima avere capito chi abbiamo di fronte. Non è accettabile e tantomeno rispettoso fare perdere tempo a nessuno ma soprattutto è abbastanza impensabile credere che possano veramente credere di volere quel lavoro e inseguire un sogno se nemmeno hanno realizzato di cosa si tratti.

17201237_10154245734336811_1656536382403359122_n
Brevi storie tristi

Il compleanno a sorpresa

Hai un sonno arretrato che andresti in letargo. Sono due settimane che ti trascini come una lumaca tra casa e ufficio. Finalmente hai l’occasione per staccare: il compleanno di tua sorella. Quando arrivi scopri che c’è una sorpresa per gli ospiti: 43 ore di concerto dal vivo di Mozart.

Ed è subito colpo di grazia.

graffiti-429318_960_720
Brevi storie tristi

La rovesciata della medaglia

Sciopero di 24 ore dei mezzi di trasporto. Ti svegli all’ultimo, esci di casa dimenticandoti tutto (dal pc ai pantaloni), corri come Forrest Gump per prendere l’ultima metropolitana. Con un balzo felino salti dentro il vagone e festeggi come se avessi vinto la champions con un goal in rovesciata all’ultimo minuto. Alla fermata successiva ti accorgi che hai preso il treno nella direzione sbagliata.

Capisci che nella vita di strada ne hai da fare ancora tanta. In tutti i sensi.

image
Brevi storie tristi

Attenti al buco

Mark Zuckerberg, Barack Obama, Sergio Marchionne, Giorgio Armani, Batman e molti altri non hanno in comune solo conti milionari ma anche la strana abitudine di indossare abiti sempre uguali. Dietro questa scelta particolare (il primo finto puzzone fu Steve Jobs) in realtà c’è una ragione scientifica: non sprecare inutili energie. Al mattino presto infatti siamo già rincoglioniti di nostro e quindi bisogna ridurre al minimo ogni scelta.

Leggere questa notizia mi ha gasato talmente tanto che ho deciso di fare lo stesso e mi sono recato al lavoro indossando sempre lo stesso abito per un’intera settimana. Solo l’ultimo giorno ho scoperto di avere un enorme buco sotto l’ascella.

image
Vita da imprenditori

Il budget a indisposizione

Uno degli aspetti che mi fa più impressione del nostro paese e’ che tutti sono manager e imprenditori ma poi quasi nessuno si sbottona sul budget a disposizione. Si parla per 100 ore di un progetto, si analizza il mercato e si spendono un sacco di energie per poi scoprire che si è perso solo tempo. Ci si fa belli parlando di fatturato e soldi ma poi quando si deve parlare di cifre da spendere all’improvviso l’argomento diventa tabù: ‘voi fatemi la proposta e poi valuteremo’. E invece non dovrebbe essere così, bisognerebbe parlarne con schiettezza (da entrambe le parti) e rispettare il lavoro di ognuno. Ci si dovrebbe sedere a un tavolo e capire se ci sono le condizioni per fare business. Parlare di soldi non deve essere una chimera ma una cosa normale e invece quasi ci si vergogna. E cosi tutto poi va di conseguenza: ore di lavoro non retribuite, pagamenti a 14000 giorni, anticipi inesistenti, tasse insensate.
Tutto nasce dal fatto che pensiamo
di non poter cambiare le cose e allora finiamo
con accettare tutto.

Se mi schierassi in politica partirei da qui: dal concetto di poter cambiare le cose e rispettare la forza lavoro. Parlare di soldi a qualcuno può sembrare poco elegante, per me è poco elegante accettare le imposizioni di una società che ci fa sentire indiscreti se vogliamo tutelare la nostra professionalità.

image
Lezioni di vita

Il pranzo in famiglia

Cosa ho capito dei pranzi a casa di lei/lui.

  • se porterai il bianco ci sarà carne, se porterai il rosso sarà il turno del pesce. In ogni caso saprà di tappo;
  • se aiuterai ad apparecchiare cadranno più piatti che nella guerra dei Roses;
  • Il giorno prima avrai contratto l’influenza e la attaccherai a tutti;
  • non importa dove ti siederai. Tirerai più calci sullo stinco e gomitate del ragazzo dal Kimono d’oro;
  • se c’è un gatto ti abbaierà;
  • ti serviranno l’unica cosa che non ti piace. Per 14 volte di fila.
  • si parlerà sempre di argomenti a te ostili e di cui non sai un’emerita bega;
  • i congiuntivi sono rimasti a casa;
  • non ti sbrodolerai. Creerai uno tsunami.
  • Tua suocera diventerà il tuo capolavoro: la tela da imbrattare con il sugo di spaghetti;
  • ti squillera’ il cellulare 130 volte. E saranno tutte chiamate di vitale importanza;
  • farai solo un tipo di battute: quelle che non fanno ridere;
  • sarai agitato. Non sarai tu che tagli il coltello, e’ lui che taglia te.

Alla fine ti offriranno l’amaro e sarà la cosa più dolce di tutta la tua giornata.

image
Miti e leggende

La sfigata di moda




Il mito della settimana è una ragazza vestita modaiola che commenta ad alta voce e in modo snob e sgradevole tutte le persone che incrocia.

Senza accorgersi che è la prima vestita da pirla. E che ha anche la zip dei pantaloni abbassata.

1487166172_STE_3642_R-1280x628
Riflessioni a voce alta

Casa dolce casa

Microsoft House è la nuova sede di Microsoft Italia inaugurata a Milano pochi giorni fa. 

Si affianca alla Fondazione Feltrinelli e si tratta del primo edificio italiano progettato da Herzog & De Meuron. La sua peculiarità principale riguarda la proporzione tra i piani e gli spazi per i dipendenti e quelli aperti al pubblico che hanno la stessa rilevanza.

Cioè nessuna.

microsoft_house_milano-1

L’edificio presenta 832 vetrate quasi tutte pulite e si sviluppa su sei piani. Il piano terra ospita lo Showroom, uno spazio pensato per il pubblico che può così rimbecillirsi sperimentando le nuove tecnologie Microsoft, giocando ai videogames e scroccando internet. Al primo piano si colloca il Microsoft Technology Center, un centro esperienziale che aiuta aziende, startup, e professionisti a capire che devono cambiare mestiere. L’obiettivo ambizioso per questo spazio dedicato all’innovazione è di aprirsi a 10.000 professionisti in un anno. E anche a uno che finge di esserlo.

La leggenda narra che se presenti la tua idea e questa è ritenuta intelligente e viene apprezzata sarai direttamente spedito (anche contro la tua volontà) ai piani superiori per parlarne più concretamente. Una sorta di piramide da scalare che conduce al successo.

Bene, io sono finito in cantina.

 

 

 

 

macbook-336704_960_720
Miti e leggende

 

Il mito della settimana è il cliente ipocondriaco a cui racconto al telefono che a Milano sta girando un virus intestinale. E trenta minuti più tardi fa saltare una riunione importante e fissata da tempo perchè ha contratto un virus intestinale.

image
Lezioni di vita

Il talento nascosto

Hai prenotato un corso di cucina per avere l’ennesima riprova che non imparerai mai. Siete tu e altre 20 persone, tutte molto più preparate di te. Ti attivi per fare la cosa che in cucina ti riesce meglio: nasconderti. E così ti mescoli tra le padelle quando lo chef chiede una mano per impastare lo strudel, ti mimetizzi con la parete quando tutti tagliano le verdure a dadini per le crespelle, ti chiudi dentro un cassetto quando è il momento di preparare il cioccolato fondente. Per circa tre ore ti divincoli con successo per non fare scoprire che sei l’unico cane del corso. All’improvviso però lo chef ti indica e ti chiede di passargli il sale con le mani.

E sono subito 400 anni di sfiga.image image  image

image
Brevi storie tristi

Stadio di ansia apparente


Allo stadio figlio e mamma. Una partita molto bella con due squadre che si affrontano a viso aperto e rischiamo ad ogni occasione di segnare. Il risultato è in bilico, ogni azione può rivelarsi decisiva. Improvvisamente la signora dice al bambino ‘andiamo a casa almeno evitiamo la coda!’.

E’ il quinto minuto del secondo tempo.

thanksgiving-1674774_960_720
Riflessioni a voce alta

La Parabola del pollo

Si vede lontano un miglio quando un posto nasconde un piccolo segreto o più semplicemente una storia tutta da scoprire. Giannasi 1967 è un bel viso segnato da una cicatrice: ha molto da dire.

Giannasi_milano_pollo_ristorante_1©Fb_Giannasi-1967-Milano-Porta-Romana

Il volto di Dorando Giannasi è quello coraggioso e volenteroso di un emigrato italiano che lascia il paese per trasferirsi in città in cerca di lavoro. E’ il lontano 1959 e così comincia “La parabola del pollo” che trasforma nel giro di 50 anni un piccolo chiosco in un punto di riferimento per gli abitanti di Porta Romana e per tutti coloro che grazie al passaparola arrivano da ogni parte della città per gustare un il suo pollo allo spiedo. Per molti infatti è semplicemente il più buono di tutta Milano: 24 ore di aromatizzazione con una miscela segreta di erbe, due ore di cottura nel forno a vista ed eccolo pronto.

Giannasi ovviamente nel tempo ha ampliato il proprio menu (è difficile trovare qualcosa che non sia ottimo), vanta 18 dipendenti ed è stato premiato nel 2010 con l’Ambrogino d’oro.

Io ogni volta che vado da Giannasi provo una tremenda acquolina quando aspetto il mio turno e un’emozione irrefrenabile quando addento il pollo. Dopo poco però quella sensazione paradisiaca lascia il posto all’incredulità perchè mi rendo conto che l’unto dalle mani non andrà mai più via.

Quando vado da Giannasi per i 6 mesi successivi non posso più leggere il giornale, stringere la mano o presentarmi a qualcuno, scrivere al pc o fare le parole crociate. Quando vado da Giannasi non posso più guidare.

Se mi metto una mano tra i capelli è come fare il bagno nella resina.

Però almeno non mi sento più un pollo, come quando da Giannasi mi assento per troppo.

 

 

 

 

little-monkey-1418745_960_720
Riflessioni a voce alta

la scimmietta che si morde la coda

Ormai non le conto più, le volte che ci svalutiamo. Lo noto dappertutto, dal viso coperto dalle lacrime di chi pensa che non merita di essere amato, allo sguardo sfiduciato dell’imprenditore che non capisce quali pesci pigliare (d’altronde non è facile trovare quelli giusti in questo mare di squali) alla voce tremante del ragazzo che si presenta per un colloquio e non fa altro che mettere in mostra fin da subito tutte le sue paure e i limiti. E alla fine ti convince veramente di non fare al caso tuo, anche se eri partito con le migliori intenzioni. Eh si perchè quando non ci sentiamo giusti alla fine contagiamo anche gli altri con il beneficio del dubbio e ci troviamo dentro una profezia che costantemente si autoavvera confermando ogni nostra singola paura. Non a caso si dice che “se mangi le noccioline diventi scimmietta”.

E invece questo pessimismo cosmico che a volte ci percuote è la cosa più naturale al mondo perchè non sempre possiamo azzeccare ogni mossa, piacere a chiunque incontriamo, essere convincenti e brillanti.

A volte, facciamo semplicemente schifo.

p.s. questo articolo è stato scritto esclusivamente per sentirmi meglio e giustificare il fatto che oggi ho rigato accidentalmente con le chiavi tutto lo schermo del pc di un cliente e ora sto meditando di nascondermi  dentro Google per non farmi mai più trovare.

 

 

image
Vita da imprenditori

La mia seconda casa

Ci siamo quasi, ci stiamo per trasferire nel nuovo ufficio. L’emozione è tanta perche’ traslocare non significa solamente spostare i mobili da uno spazio all’altro ma chiudere una parentesi, cambiare, rinnovarsi e ricominciare. Significa chiudersi alle spalle una porta e quindi un mare di ricordi, situazioni, persone e cose di tutti i giorni. Significa dire ‘ciao’ a tutte quelle cose che amavi o avevi imparato ad amare: il bar dell’angolo con il proprietario burbero ma i cornetti sempre caldi, il parco con gli amanti del jogging che non si capisce bene dove corrano, il parcheggiatore sempre arrabbiato perché la gente non sa guidare, un grattacielo sullo sfondo che quando c’è il tramonto riflette una luce quasi divina. E così ti costringe e fermarti e a riflettere pure tu. Lasci le lunghe camminate per prendere decisioni e la strada amica, sempre quella, che facevi ogni giorno per arrivare lì tra quelle quattro mura dove tutto sapeva di casa.

image (3)

image

All’improvviso poi ti trovi nel tuo nuovo ufficio, ancora vuoto, e guardi fuori: tutto è ancora da scoprire. Ti senti felice, curioso, affamato. Non abbiamo ancora portato i mobili ma già lo vedo pieno di speranze e sogni. Per rendere l’ufficio il posto che desideri ci vogliono visione, pazienza, e tanto coraggio. Si, bisogna tirare fuori i coglioni. E così sentendomi chiamato in causa decido di uscire e, zitto zitto ma felice, mi faccio da parte.

 

 

image
Detto da altri

Tutta una montatura!

– Ti sto per proporre un business forte che ti lascerà senza parole. Sei pronto a conquistare il mercato cinese?

– Basta che non sia la tua solita cazzata, dai dimmi…

– Facciamo gli occhiali a mandorla.

E da quel momento, il silenzio.

image
Brevi storie tristi

Ritorno al presente

Per strada ho notato una macchina stupenda che non avevo mai visto prima: sembrava provenire dal futuro. La sua forma affusolata, gli alettoni sporgenti, i fari enormi hanno catturato la mia attenzione. ‘Chissà chi la guiderà!’, ‘ma quante funzionalità avrà?’ e soprattutto ‘ma come diavolo si parcheggia?’ sono le domande che mi sono posto. Ho osservato quel prodigio della tecnologia per circa 5 minuti fino a quando non è ripartita.

Con una manovra soave ha subito urtato un’altra macchina parcheggiata qualche metro più in là’. La macchina del futuro un giorno sarà apprezzata per le mille funzionalità ma oggi e’ specializzata in constatazioni amichevoli.

turntable-1109588_960_720
Miti e leggende

Finchè la barca va…

Il mito della settimana è un cantante dall’aria dannata che davanti a un boccale di birra si lascia andare e racconta tutte le storie più tremende della sua vita. Dal suo identikit emergono tantissime passioni estreme e un’esasperata passione per il mondo dark. Parla sboccatamente di sesso, droga e Rock n’roll. Alla fine per invogliarmi a partecipare a una sua performance rivela il punto forte del suo repertorio: le cover di Orietta Berti.

Ezio-bosso
Riflessioni a voce alta

La dodicesima stanza

La cosa più bella delle esperienze indimenticabili è che vai con un’idea ma non puoi mai prevedere come sarà veramente. Ieri sera desideravo con tutto me stesso vedere Ezio Bosso suonare dal vivo ma alla fine mi sono arreso: ho tenuto gli occhi chiusi tutto il tempo.

Ho chiuso gli occhi perchè volevo assaporare tutta l’essenza della sua musica senza contaminarla con mille distrazioni. Ho chiuso gli occhi per godere di ogni singola nota e dimenticarmi del frastuono, per concedermi un attimo tutto per me, connettermi con la mia anima e poter volare con la fantasia. Ho chiuso gli occhi per prendermi una pausa da tutto: dal tempo che scorre e ci rende schiavi, dalle paure e dagli stress che ci tormentano, dai troppi dubbi che ci attanagliano e dai ruoli che interpretiamo, dai sogni infranti e dagli imprevisti della vita. Mi sono connesso con il presente e mi sono concesso un attimo di pausa. Una pausa, prima di tutto, da me stesso.

Quando ho riaperto gli occhi il concerto era quasi finito e sul palco c’era lui, trafelato e stanco, che accarezzava ancora divinamente il piano (“Il suo fratellone”) e sembrava non volesse fermarsi mai. Si agitava, lottava e si contorceva in una lotta musicale continua tra la sofferenza e la vita. Un uomo che a sua volta aveva trovato nella musica un modo per prendersi una pausa dalla sua compagna di vita, la malattia, dai limiti che comporta, dal baratro in cui prova a risucchiarti, da quella “stanza molto buia in cui sei solo con te stesso”.

Un uomo che suona talmente bene il piano che la sua stessa malattia per un attimo gli concede quella pausa tanto meritata. E’ sempre vicino a lui ma non sul palco, si accomoda in prima fila e in completo silenzio lo ascolta. Si mette comoda, lo lascia finire prima di tornare a trovarlo. E lui per un attimo è libero di essere se stesso e così si concede anche il lusso di prendersi gioco di lei strappandole un sorriso quando confida che “i suoi titoli sono in inglese solo perchè è più chic e in italiano farebbero schifo”, “Chopin era talmente sfigato che si era fidanzato con l’unica donna fumatrice dell’epoca. E lui era ammalato di tubercolosi” o quando confida che “ci ha messo una sera a scrivere una sua sonata, poi però ha impiegato quasi due anni a imparare a suonarla”.

E tu lo ascolti e la malattia non la vedi più.

In qualche modo quando suona, anche la malattia fa sorridere Ezio Bosso. O, più semplicemente, riesce a fargli a malapena il solletico.